lunedì , 29 maggio 2017

Per guadagnare devo lavorare e per lavorare devo pagare.

Mi sembra logico il concetto: per guadagnare devo lavorare e  per lavorare devo pagare. Non fa una piega.

Qualche giorno fa ricevetti una segnalazione anonima a proposito di un’azienda che in cambio di una “prospettiva” lavorativa chiedeva denaro.

Oggi su Linkedin leggo un post dove qualcuno lamentava la stessa cosa con la medesima azienda.

Tra le varie segnalazioni ne ho trovata anche una all’ADUCAssociazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori.

In questo caso è un’azienda di Milano che “adesca” candidati tramite annunci di lavoro e nel momento in cui qualcuno risponde chiede un compenso economico a seconda dei vari step partendo da 125 euro sino a 1200 euro (un mese di stipendio praticamente).

Riporto la lettera inviata e pubblicata dall’ADUC:

Salve, Vi scrivo per chiederVi un parere su quanto accadutomi di recente. Sono in fase di ricerca di un altro lavoro, e tramite un annuncio apparso sul Corrire Lavoro (online) ho inviato il mio CV alla societa’ di selezione FISCHER & MERRYL Consulting S.r.l. di Agrate B. (MI). Sono stata contattata via e-mail dalla stessa e mi e’ stato chiesto di telefonare per mettermi in contatto con un loro dipendente che mi avrebbe chiarito il tipo di servizio offerto. L’esito della chiacchierata e’ stato che la FISCHER & MERRYL, dopo un primo colloquio conoscitivo, del costo di 125 Euro, inserisce il mio CV nella loro banca dati. Dopo questo primo colloquio ho 2 scelte: proseguire autonomamente nella ricerca del lavoro (ovvero cercare da sola le societa’ a cui inviare il mio CV, senza alcun supporto da parte della FISCHER & MERRYL) oppure seguire un iter alternativo per cui la FISCHER & MERRYL mi fornisce un supporto di head hunting durante il quale loro contattano alcune societa’ identificate da me e verrei presentata in maniera del tutto anonima nientemeno che dal presidente della ML. Per la modica cifra di almeno 1200 Euro. La mia domanda e’ la seguente: e’ legale che una societa’ di selezione si faccia pagare per inserire i CV nella propria banca dati? E inoltre, e’ legale che il servizio di head hunting preveda che sia lo stesso candidato a dover fornire la lista di societa’ a cui e’ interessato, visto che tale servizio non solo comprende il contatto con il mondo del lavoro, ma anche e soprattutto un servizio di identificazione delle societa’ piu’ appetibili? Sarebbe utile sapere se esiste qualche ente di controllo che possa in qualche modo tutelare chi cerca lavoro – spesso gia’ di per se disperato perche’ senza lavoro – nei confronti di certi sciacalli. Vi ringrazio per la gentile risposta. Distinti saluti.

Preciso che la malcapitata stava rispondendo ad un annuncio di lavoro e che se era interessata poteva pagare 125 euro per il colloquio conoscitivo!

La legge italiana vieta penalmente questa pratica, ma come al solito fatta la legge, trovato l’inganno. Devono essere le aziende a pagare le società di recruitment, non il candidato.

Diffidate e denunciate queste situazioni, l’associazione dei consumatori è a vostra disposizione (e anche le iene 😀 ).

 

About Paolo Bruno

IT Architect e Presales Engineer. Condivido giornalmente su questo blog molte offerte di lavoro sia in Italia che all'estero.

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